PancAle e il regalo di Madre Natura

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Apro l’armadio dei miei vestiti per riporre, con amorevole cura, tutti gli indumenti lavati, profumati e ben piegati che però, inspiegabilmente, saranno gli stessi che fra due giorni avrò indosso, e che fra tre, rimetterò nella cesta della biancheria sporca. Tanto vale, a questo punto, lasciarli direttamente nella stanzetta della lavanderia (o anche detta zona degli orrori), dove è meglio non metter piede, più che altro proprio per lo spazio vivibile sensibilmente ridotto. Guardo in quell’anta, sbigottita e un po avvilita, tutto l’ammasso di altri pantaloni, gonne e vestitini vari che mai più riuscirò nemmeno a pensare di indossare, ma che nella mia selettiva mente conservatrice, mai e poi mai, saranno debellati dal mio vestiario! Eppure il bottone proprio non si chiude, la gamba del pantalone si ferma al polpaccio e peggio ancora le gonne, verosimilmente lunghe, diventano mini gonne a vita altissima (sù sù, nel punto in cui riesco ad allacciarle!) che alla mia età forse è meglio evitare. Depressa e in preda a tantissimi ricordi di vitino da vesta e leggeri piumaggi, affogo le mie lacrime copiose, in una deliziosa torre di pancake Ale, se non altro a gustificar la rotondità, che Madre Natura ora, mi ha voluto regalare!

(dedicato a tutti quelli che non riescono più… ad allacciare il bottone!!)

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CURIOSITA’
La storia dei pancakes, oramai la celebre colazione americana, nasce moltissimo tempo fa… ma in Europa! Sembra arrivi dai romani, che chiamavano “alita dolcia“, una sorta di frittelle che nella loro versione primordiale. Usavano prepararle con latte, uova, farina e spezie e le addolcivano con del miele. Erano così popolari che venivano vendute nelle piazze in alcuni banchetti, predecessori dei chioschi da street food! Oggi, in alcuni paesi, come l’Irlanda e il Regno Unito, ilpancake day si celebra solitamente durante il martedì grasso, prima dell’inizio della Quaresima. Per dare il via ai 40 giorni di digiuno, infatti, si usava preparare le frittelle per eliminare lo zucchero e le uova dalle dispense!

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Ingredienti per 6 o 8 pancake

125 gr di farina
25 gr di burro
la punta di un cucchiaino di sale
2 uova
200 ml di latte
6 gr di lievito in polvere
15 gr di zucchero

Per guarnire:

Zucchero e velo
Sciroppo d’acero
Frutti di bosco freschi

Dividere gli albumi dalle uova, mettete i tuorli in una ciotola e aggiungere latte e burro fuso. Miscelare in modo da ottenere un composto uniforme, setacciare lievito e farina e mescolarli, poi aggiungerli al composto. Montare con un pizzico di sale gli albumi e lo zucchero in modo da lasciarli morbidi, e unire lentamente al composto precedentemente fatto. In un pentolino antiaderente di piccole dimensioni, meglio se con i bordi un pochino alti sciogliere una noce di burro, e scaldare su fuoco medio (la fiamma non dev’essere troppo alta, altrimenti i pancake verranno troppo scuri). Prendere un mestolo della miscela e versarlo al centro del pentolino, lasciare che si allarghi leggermente a formare un cerchio, lasciare cuocere qualche minuto e quando il pancake sarà dorato, girarlo dall’altro lato.Cuocere anche l’altro lato e servirli impilati su di un piatto, cospargere a piacere con zucchero a velo e sciroppo d’acero e frutta fresca!

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Vaniglia, purè e i vecchi appunti del tempo che fu!

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Sono qui in silenziosa attesa, la televisione non mi regala nulla se non scontati chiacchiericci, che questa sera proprio non voglio ascoltare, mi giro e mi rigiro cercando di ingannare il tempo, con la voglia di riposare e di godermi una serata in deliziosa pace, ma col pensiero vigile e costante di chi attende qualcuno, fuori, nel buio, che è di là da venire. La sera è lunga e immensamente scura, spettrali ombre e sinistri rumori si annidano nella mia mente e mentre cerco di scacciar funesti pensieri, mi rifugio in ricordi e ritagli di vita. In mano tengo, con delicata presa, un pezzetto di carta dal color giallastro, i bordi lisi e strappati, frusto, logoro, consunto ma con gli appunti ben chiari impressi, di quantità, dosi e vecchi detti. Linee e tratti decisi, dall’inchiostro nero, resistito, negli anni, all’umidità della vita. Una ricetta mai detta, mai scoperta, un sapiente e ostinato lavoro di chi oramai non c’è più… Un lieto brivido di serenità mi pervade, mentre il profumo sale avvolgendo la casa: un inimitabile vaniglia, dal sapore inconfondibile, leggero e delicato, che sa di anni che furono e di ricette celate, di tradizione tramandata, di segreti inconfessati e mai pronunciati. Le patate sono già nell’acqua e borbottano, quand’ecco che odo il cancello aprirsi e di corsa, preparo il loro piatto preferito, senza badare all’ora tarda, e subito la casa si accende appena tutti, intorno al tavolo, scherziamo e ridiamo davanti al succulento atteso piatto, che sa di compagnia e tempi andati.

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SUGGERIMENTO:

Il primo è sicuramente quello di dirvi che una volta provato il vaniglia del Salumificio Gini  non potrete mai più, e vi dico mai più, mangiarne un altro tipo! I precotti spariranno dalla vostra vita per sempre e vi innamorerete del suo sapore e non potrete più farne a meno.
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CURIOSITA’

Le ricette sono tramandate di padre in figlio fin dalla fine del 1800. Conservo intatto nel cuore il sorriso di mio suocero Serino, in quella bottega, sempre a testa bassa con amore e passione, e suo padre Tanin, in macello. Ringrazio Alberto, Paolo e tutti al negozio di paese che mi regalano ancora oggi tutte queste delizie che trasudano pazienza, dedizione e infinita bontà!

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Ingredienti per 3 persone:

1 vaniglia fresco
1 kg di patate bianche
70 gr di burro
250 ml di latte fresco
sale

Mettere a bollire le patate con la buccia dopo averle lavate e strofinate per bene, in acqua leggermente salata, per circa 15 minuti o più, finchè non saranno morbide. Scolarle e metterle a pezzi in un schiacciapatate. In una padella dal fondo spesso, far sciogliere il burro e aggiungere le patate schiacciate, mescolare vigorosamente aggiungendo a filo il latte. In una padella a bordi alti, capiente, far bollire dell’acqua (senza sale) e immergere il vaniglia. Lasciare in acqua per 30 minuti dal momento del bollore. Scolarlo, incidere la pelle con un coltellino appuntito ed eliminarla. Tagliare a fette spesse circa 3 cm e servirle caldissime con il purè.

Amorpolenta e l’eleganza dell’essere anormale.

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Amo l’eleganza, nelle sue più semplici sfaccettature, amo l’arte di vivere e pensare in modo unico e personale; amo l’educazione, il gusto, la curiosità, le pagine bianche da scrivere e le piccole imperfezioni. L’eleganza è qualcosa di assolutamente misterioso nella sua composizione finale, nei gesti, negli atteggiamenti, nelle parole, nei sorrisi. La raffinatezza espressa attraverso i fili d’argento nei capelli, una ruga imperfetta, tramite uno scialle appoggiato distrattamente sulle spalle, o parole sussurrate, dette piano per non disturbare. Riccioli di vita sparsi nella mia casa, un cuscino, un ricordo, un profumo che avvolge e fa meditare, che riporta inconsapevolmente ad un momento, ad un respiro profondo. L’eleganza è nel piatto che servo per far sapere a chi mi vuol bene che anche io gliene voglio, è un fiore, un piccolo gesto, nulla di eclatante, nulla di strabiliante. La raffinatezza è sorniona, è impercettibile, è nascosta tra la pelle e le labbra, è celata in un fusillo aggiunto all’ultimo momento perché colmo di sugo, è una goccia che scivola giù e non è perfetta, è una torta venuta visivamente male, ma dal sapore inconfondibile. Amo essere anormale, inusuale, cantare a squarciagola la mia felicità incurante della gente, adoro l’imperfezione quotidiana, una risata sguaiata, un silenzio raggelante. Magari non son precisa nel trucco, non singolare nell’aspetto ma se sul mobile trovo la polvere, disegno uno smile sorridente, sul vetro lascio l’impronta del muso amico e umido perché mi tiene compagnia e la cucina, un po’ disordinata, ma elegantemente vissuta.

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CURIOSITÀ’

L’amor polenta è un dolce tipico della tradizione culinaria lombarda e in particolare della città di Varese: qui viene ancora preparato secondo tradizione. La sua origine si perde nella notte di tempi lontani ed è quindi difficile risalire alla sua nascita. Dolce rustico dalla grana compatta, da mangiare in qualunque momento della giornata, ottimo per la colazione o uno spuntino pomeridiano. Nonostante le sue origini siano povere, come l’ingrediente principale che lo costituisce, l’Amor polenta vi saprà stupire con il suo sapore e la sua consistenza davvero unica!

Non v’è dubbio che farine quali quella di mais, di riso e di mandorle siano tra le migliori in assoluto sotto il profilo nutrizionale:

farina di mais contiene vitamina A, vitamina E e vitamina PP. Minore la presenza di vitamine B1 e B2. La cariosside è anche ricca di lipidi, acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, di amido e di fibra.

farina di mandorle è particolarmente ricca di proteine, zuccheri, vitamina E, vitamine del gruppo B e sali minerali (calcio, potassio, magnesio, fosforo, ferro e zinco).

farina di riso, è miniera di vitamine del gruppo B (B6, B3, B2, B1) e di vitamina E, è ricca di fibre e di sali minerali.

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SUGGERIMENTO:

Morbida e asciutta questa torta deliziosa è l’ideale con il latte o il the alla mattina o per una merenda sana. Potete arricchirla con crema alla vaniglia, sciroppo d’acero o marmellata di melagrana (qui). Io oggi la gusto con la mia marmellata di fichi (qui)

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Ingredienti per uno stampo

100 gr. farina di fioretto di mais
100 gr. farina di riso
80 gr. farina di mandorle
50 gr di mandorle tostate e sbucciate
120 gr. zucchero a velo
120 gr. burro morbido a temperatura ambiente
2 uova intere
2 tuorli
1 bustina lievito
2 cucchiai di liquore Strega


Montare lo zucchero con il burro morbido poi unite le uova intere i tuorli uno alla volta. Unire al composto di burro e uova anche le farine e il lievito e da ultimo il liquore Strega. Imburrare e infarinare uno stampo scannellato apposito per questa preparazione e versatevi all’interno l’impasto. Stenderlo bene e infornare in forno già caldo a 185°C per 40 minuti. Verificare la cottura facendo la prova dello stecchino: se esce asciutto la torta è pronta. Togliere il dolce dal forno e lasciare raffreddare completamente prima di toglierlo dallo stampo e di spolverare a piacere con lo zucchero a velo.

Pasta al pollo, maledizione la cena e poi il bis…

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La notte è scesa, nel caldo guscio della mia casa, serenamente avvolta da una morbida coperta, attendo e scruto l’orizzonte in cerca di qualcosa di indefinito e osservo, in silenzio, dalla mia finestra, le tenebre e l’oscurità. Il buio tetro, cupo, oscuro evoca incertezza, inquietudine e smarrimento, o addirittura angoscia. Ombre inconsuete e strane movenze, sembrano apparire d’un tratto, per poi sparire, lasciando un velo di mistero e timore. I pensieri nella mente si affollano, gli occhi tentano di infilarsi tra meandri oscuri e muri di nero invalicabili, ma sopra la mia testa, un pezzetto di cielo, cattura all’improvviso la mia attenzione. Tutto è limpido, sgombro e incredibilmente profondo, mai come nelle notti d’inverno, mi soffermo e mi entusiasmo davanti ad un simile spettacolo; con il naso all’insù mi manca il fiato, mille stelle brillano come fili luminosi mossi dalla brezza; si muovono, paiono danzare, eppur son ferme, lontane anni luce. Una telefonata spezza l’incanto, infilo il piumino nero e un paio di grosse scarpe, una berretta di lana, senza badare a cromaticità ed eleganza, balzo in auto infreddolita e parto tranquilla a recuperare il figliolo. La notte è buia, nessuno mi vedrà imbacuccata così, né dovrò scendere dall’auto, almeno spero… Mentre passo lenta da un posto di blocco (proprio questo doveva capitarmi), con sorriso diecimila denti non proprio bianchi, mani fisse sul volante alle 10 e 10, e la recita del Santo Rosario sulle labbra, un carabiniere punta il faro, ha un sussulto, pensa un attimo: donna al volante con berretta gialla di lana, piumino nero d’emergenza con qualche piuma in vista svolazzante, scarponcini di pelo marroni, tuta di pile rossa e pompon bianchi simil Babbo Natale, riscaldamento dell’auto a mille e ragazzino nascosto sotto il tappetino in evidente imbarazzo, con fumetto sulla testa:  |purtroppo ho una mamma così| …. Per di più mi scappa un urlo di disperazione: “non ho ancora preparato la cena, maledizione, tutto questo buio mi ha distratto! Devo andare, arrivederci!“…  Spaventato, mi invita lesto a circolare e rientrando a casa alla spicciolata, taglio, cuocio, imbastisco quel che ho e servo in tavola, poco dopo, una pasta tutta inventata, ma talmente buona da meritare il bis!

Dedicato a Sonia e ai nostri divertentissimi racconti! (eppur così reali!)

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SUGGERIMENTO:
Questa pasta è davvero una ricetta velocissima, giusto il tempo di tagliare il pollo, ma gustosa, grazie al burro abbrustolito che ricopre la pasta. La classica pasta in bianco che ogni tanto si prepara ai bambini, può essere arricchita proprio con pezzetti di pollo, semplicemente rosolati, senza spezie, né soffritti e credetemi, piacerà moltissimo per la sua nuda semplicità!

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Ingredienti per 3 persone:

300 gr di pasta tipo sedanini o mezze penne
350 gr di petto di pollo
80 gr di burro
pepe
sale

Mettere una pentola d’acqua leggermente salata sul fuoco. Quando bolle tuffarvi la pasta e nel frattempo tagliare il petto di pollo, prima a strisce, poi a dadini piccoli. In una padella antiaderente far sciogliere il burro e quando è schiumoso aggiungere il pollo e girare per far dorare bene i pezzetti. Scolare la pasta e metterla con un cucchiaio di acqua calda nella padella con il pollo. Rigirare bene la pasta a fuoco alto, quando è colorita e amalgamata al pollo, servire con una grattugiata di pepe se piace, altrimenti lasciatela semplice così!

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CURIOSITÀ

le quantità sono sempre indicative, le due bocche fameliche che ho in casa mangiano volentieri ogni cosa. La giusta quantità di pasta secca a persona si aggira dai 60gr agli 80gr. Preparando spesso un piatto unico le quantità che indico sono di solito più alte.

Rotolo salato e l’ansia dell’innominato!

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In queste giornate di inizio dicembre, il tempo sembra volarmi via dalle mani e la frenesia, che si percepisce per strada, è talmente intensa, da rendere frenetiche anche le mie azioni, come se per forza debba essere di corsa, anche quando non ho motivo di esserlo! In questi giorni convulsi non posso rimanere indietro, indifesa e sola, sarei sommersa, schiacciata, inabissata. Tutti corrono veloci con pacchi e pacchetti, la folla pare uno sciame che si agita, ondeggia, si incontra e si scontra, creando confusione e disordine. La sveglia, stamattina è suonata cinque minuti prima, anche se l’avevo puntata al solito orario, ma lei si è animata e ha deciso che dovevo sbrigarmi a prescindere… Alla cassa del supermercato, ho dovuto pagare prima di mettere le cose sul rullo, perché dietro avevo già chi stava impilando la sua spesa sopra la mia! In auto, alla rotonda, l’ultimo della fila, dietro 10 km da me, inizia a strombazzare isterico, e mi grida che tra un tir e l’altro posso anche infilarmi, suvvia! Davanti al nudo e crudo display del bancomat, esito un secondo a digitare il codice e mi torna la carta con una voce che mi dice che oramai i soldi li ho già spesi tutti e anche quando arrivo a casa, il labrador si è già versato le crocchette nella ciotola e tamburella i polpastrelli sul pavimento in trepidante attesa. Che ansia tutta questa frenesia, anche in cucina devo sbrigarmi, è tardi stasera, imbastisco un rotolo di pasta sfoglia, prosciutto, mozzarella, zucchine, tutto ciò che mi salta in mano, presto perché il forno si sta pure spegnendo da solo. Lo servo prima ai miei uomini, ripongo la teglia, mi giro e guardo le briciole nel loro piatto… oramai è tutto finito: “buonissimo come si chiama? ” Non lo so, non ho tempo di pensare, è un rotolo di pasta sfoglia con l’ansia dell’innominato!!

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SUGGERIMENTO:

Questo rotolo salato è un facilissimo antipasto da preparare anche all’ultimo momento. Se non si ha a disposizione lo speck, si può utilizzare il prosciutto cotto, al posto delle zucchine, vanno bene anche le foglie di spinaci, ben lavate e messe crude senza cuocerle prima, al posto della mozzarella va bene una provola dolce, e se non amate la senape, potete sostituirla con la maionese.
Potete preparare questo rotolo anche tutto vegetariano, mettendo sia spinaci che zucchine, una provola e delle carote tagliate sottilissime con la mandolina.

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Ingredienti per un rotolo (due/tre persone):

1 pasta sfoglia rotonda o rettangolare
150 gr di speck a fette
3 sottilette alla mozzarella o la mozzarella a fogli
1 grossa zucchina
1 cucchiaio di senape/maionese
1 uovo
semi di sesamo e di papavero

Spalmare sul disco di pasta sfoglia la senape mescolata con un pò di maionese, adagiare le fette di mozzarella, le fette di speck e coprire con la zucchina tagliata a fette sottili. Se usate lo speck non serve salare perchè il sapore è già sapido, se invece utilizzate del prosciutto cotto, salare leggermente le zucchine. Richiudere il rotolo e sigillate bene i lati, spennellarlo con uovo (meglio solo il tuorlo) sbattuto e cospargere di semi.
Infornare a 200° per 30 minuti, a seconda del forno, controllare la doratura della pasta.
Servire caldo oppure anche freddo,è buonissimo ugualmente!

Treccine alle noci pecan, la colazione col pigiamone al bar della cucina!

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Accoccolata sotto il caldissimo piumino, mi sto risvegliando piano piano, conscia della giornata rilassante e calma che mi attende al di là della stanza. Appisolata nel dormiveglia, cerco di mettere a fuoco la linea sottile di luce che penetra dalla persiana, ma i miei occhi, ancora pesantemente assonnati, non mi vogliono aiutare. Mi sovviene che senza lenti a contatto sono come una talpa in una stanza completamente buia, e mi ammonisco con un buffetto sulla guancia. Un intenso, accogliente e persistente effluvio di caffè mi solletica le narici, e dalla cucina arriva veleggiando, lieve e tenera, un’altra delicata e allettante fragranza. Stento a riconoscerla e ardua è la movenza abile e scattante, per lo più, agisco come un bradipo stanco e affaticato, muovendomi di mezzo centimetro all’ora. Ad un tratto, il mio stomaco famelico inizia a farsi strada, preso da trepidante isterismo, e sempre più attirata dall’insolito ma meraviglioso profumo, mi appropinquo alla cucina. “Un cappuccino scuro, con velo di cacao e quella treccina, grazie… quanto è?” Mi siedo al tavolo col pigiamone che mi avvolge e sa ancora di notte e di coperte, con occhi semichiusi e sorriso ebete, impresso sul viso, segnato dalle righe del cuscino, affondo i denti nella croccantezza della pasta sfoglia, ancora tiepida e aromatica, mi gusto le noci e la scioglievolezza dello sciroppo, girando piano il cucchiaino nella schiuma spumosa del cappuccino.
Che mattina meravigliosa al bar della
mia cucina!

 

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SUGGERIMENTO:
Queste treccine sono davvero molto semplici da preparare, lo sciroppo d’acero e le noci pecan danno un tocco incredibilmente diverso e piacevole. Potete usare pasta sfoglia integrale e gluten free, per una colazione sana ed estremamente attraente.

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CURIOSITÀ’

Lo sciroppo d’acero è un liquido zuccherino ottenuto bollendo la linfa dell’acero da zucchero e dell’acero nero. È il terzo dolcificante naturale meno calorico (circa 260 calorie per cento grammi) superato dalla melassa e dalla stevia; ha un alto contenuto di sali minerali. Oltre ad essere utilizzato nei paesi freddi, per le elevate calorie e proprietà nutrizionali, lo sciroppo d’acero è noto per le sue proprietà depurative oltre che energizzanti. Già gli indiani irochesi del Canada conoscevano la lavorazione della linfa d’acero. In origine veniva trattata in modo da ottenerne cristalli che fungevano da surrogato dello zucchero di canna. Solo in seguito si scoprì la possibilità di ricavarne sciroppo. Una ricerca statunitense di qualche anno fa ha inoltre messo in luce come alcune sostanze presenti in particolare nello sciroppo d’acero del Quebec sarebbero capaci di inibire due enzimi responsabili dell’idrolizzazione dei carboidrati e dunque si tratterebbe di un prodotto particolarmente utile per gestire il diabete di tipo 2.

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Le noci pecan sono il frutto dell’albero pecan (Carya illinoensis) della famiglia delle Juglandaceae. Ricchi di acidi oleici utile per la cura delle malattie coronariche, aiutano anche ad abbassare il livello di colesterolo. La noce pecan è composta da proteine (7%), fibra alimentare (7%), grassi saturi (7%), grassi polinsaturi (18%), grassi monoinsaturi (42%) minerali e vitamine: magnesio e manganese, potassio, fosforo, calcio, ferro, zinco, rame, selenio, tiamina, vitamina E, vitamina A, vitamina B e vitamina C.

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Ingredienti per 6 treccine:

1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
12 noci pecan
sciroppo d’acero

Dividere la pasta sfoglia in 6 rettangoli procedendo prima con un taglio centrale per la lunghezza, poi con due tagli di grandezza simile nel lato corto. Stendere al centro di ogni rettangolo un generoso cucchiaio di sciroppo d’acero e due noci pecan spezzettate. Procedere con dei tagli laterali (vedere foto) che ripiegati su se stessi formeranno l’intreccio della briosce. Sigillate come potete  i bordi alle estremità, con un cucchiaino far cadere qualche goccia di sciroppo d’acero e aggiungere l’ultima noce pecan sempre spezzettata. Cuocere in forno a 200 ° per 20/25 minuti fino a doratura.

 

Pizzoccheri, un vero “must” per l’economia domestica!

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Appollaiata sulla seggiola, osservo dalla finestra il calare della fitta nebbia, la luce del giorno che si fa strada e cerca di rischiarare, per quanto possibile, la foschia plumbea nel cielo. La nebbia crea un’aura misteriosa, arcana, i rumori sono soffici e tutto è avvolto in una coperta di impalpabile vapore grigiastro… I miei pensieri si fanno lontani, ricordi di giovane donna spensierata, che adorava comprare vestiti e scarpe senza preoccupazione alcuna. La linea perfetta mi permetteva di affrontare gli specchi dei camerini, coi loro sguardi maligni, la mia giovane vitalità faceva si che camminassi leggera come una piuma su tacco dodici per “24h no problem” e il mio metabolismo, accelerato e vivace, disintegrava zuccheri e grassi come neve al sole. Risvegliandomi dal piacevole sogno, mi stropiccio le ossa intirizzite, attorcigliate nella scomoda posizione sulla seggiola, la nebbia mi è penetrata fin nel midollo e mi procura una fastidiosa artrite. Piacevolmente soddisfatta, pregusto la mia enorme teglia di pizzoccheri, grata a loro per aver potuto presto archiviare lo shopping sfrenato: di vestito me ne basta uno, morbido, largo, gli altri ora mi stanno tutti male, fanno difetto e un sacco di pieghe qua e là sulla pancia; anche di scarpe mi basta un unico paio, assomigliante più a delle pantofole comode e confortevoli, e le calorie, tante, mi aiutano a superare indenne il freddo inverno che verrà! Con un unico piatto di golosi pizzoccheri, ho risolto l’ossessiva corsa al risparmio…  per me sono un vero “must” per la mia economia domestica!

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SUGGERIMENTO:

Potete evitare tutto il procedimento di preparare la pasta in casa, comprando la pasta già pronta fresca che si trova nel banco del supermercato dove trovate gli gnocchi, le tagliatelle e i ravioli freschi; vi consiglio vivamente di evitare la pasta secca, non vi darà lo stesso risultato!
I formaggi per i pizzoccheri classici sono sicuramente il bitto, più saporito, un casera o valtellina medi, e un formaggio bianco morbido come un latteria giovane o lo scimudin.
Il burro è indispensabile, ma se navigano nel troppo burro non sono buoni, ci vuole la giusta quantità, sicuramente non dovrete mai usare olio.
Con le coste io li preferisco, rimangono meno “pesanti” che con le verze, ma è solo questione di gusto personale!

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Ingredienti per 3 persone

Per i pizzoccheri:
150 grammi di farina di grano saraceno
50 grammi di farina 00 (per i celiaci sostituire con altra farina di riso o grano saraceno)
acqua tiepida

Per il condimento:
1 cespo di coste
2 patate di medie dimensioni
50 grammi di Casera
50 grammi di Bitto
50 grammi di Latteria o Scimudìn o Pizzocheraia
100 grammi di burro
1 spicchio d’aglio
6 foglie di salvia
sale e pepe per condire

Mescolare le due farine, versarle su una spianatoia e disponetele a fontana. Incorporare l’acqua tiepida lentamente. Quando tutta l’acqua è stata assorbita, lavorare più energicamente l’impasto fino ad ottenere un composto sodo, poco umido. Coprite con uno straccio da cucina e fate riposare per 1 ora.
Tirare la sfoglia di grano saraceno con il mattarello, dovrebbe avere uno spessore di 3-4 mm, non troppo sottile, tagliare poi delle strisce di 6-7 cm. Mettere l’acqua a bollire in una pentola molto capiente. Lavare e tagliare a cubetti abbastanza grossi le patate e a strisce le foglie di costa utilizzando anche il gambo bianco e croccante, quando l’acqua bolle, metterle dentro e lasciarle cuocere per 10/15 minuti. Quindi aggiungere anche i pizzoccheri. Nel frattempo sciogliere il burro in un padellino e aromatizzarlo con le foglie di salvia e l’aglio non schiacciato, lasciar cuocere a fiamma dolce (io personalmente poi tolgo l’aglio prima di amalgamare gli altri ingredienti), tagliare il formaggio a pezzetti o fettine sottili. Quando i pizzoccheri sono cotti scolarli e condirli strato dopo strato alternando pizzoccheri, formaggi e burro fuso, mettendo tutto in una teglia che ripasserete velocemente in forno per 2 minuti.

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Scimudin: formaggio vaccino a pasta molle di breve maturazione prodotto nell’alta Valtellina (zona Bormio) dal sapore fresco, dolce e delicato. Scimudin significa piccolo Scimud ossia piccolo formaggio.